mercoledì, 14 maggio 2008

UN TERMINE INGANNEVOLE: LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO




pillola dQuel che riporto è un sunto dalla rivista ufficiale della Società Medica Italiana per la Contraccezione.

(...)Si confonde l'aborto medico con la contraccezione d'emergenza, che contraccezione è e resta, perché è
innegabile come sia impossibile dimostrare la presenza di una gravidanza dopo alcune ore dal rapporto, per quanto sia "presunto fecondante".(...)  Emilio Arisi Presidente SMIC

(...) "pillola del giorno dopo", "spirale del giorno dopo", "contraccezione del giorno dopo" e simili non sono solo termini concettualmente errati, ma fuorvianti in quanto possono indurre le donne a non utilizzare la C.E. o E.C. (contraccezione d'emergenza) quando sia passato più di un giorno, oppure ad utilizzarla proprio il giorno dopo, anziché agire con tempismo. (...) in realtà la E.C.può essere usata anche non
nell'immediatezza del coito (...).

(...) Vi sono indicazioni che il 50% delle gravidanze non sono pianificate,
il 50%  delle gravidanze non pianificate finisce in aborto volontario, ma questa percentuale aumenta se si tratta di adolescenti.
La contraccezione d'emergenza potrebbe ridurre l'entità dell'aborto volontario (...) che molti lavori collocano tra il 50 e il 90% ed oltre. (...)

MECCANISMO D'AZIONE DEL LEVONORGESTREL

Il meccanismo d'azione esatto non è conosciuto dipendendo da molti fattori. E' un ormone che agisce inibendo o ritardando l'ovulazione; può inoltre prevenire l'incontro dell'ovulo-spermatozoo. Ma l'inibizione dell'ovulazione sembra essere il principale meccanismo.

(...) il concetto d' "emergenza" è realistico e ogni azione di chi tenda volontariamente a ritardare l'assunzione della pillola da parte della donna può risultare CRIMINOSA (...).

IMPORTANTE SAPERE

Silvio Viale  dirigente medico Ospedale S.Anna di Torino scrive:

"(...) si invitano i colleghi "obiettori"  (chi si rifiuta di prescrivere l' E.C.) , come dovuto, a scrivere le ragioni del rifiuto (della E.C.) sui verbali sanitari, affinché la donna possa avviare tutte le opportune iniziative a propria tutela, comprese le segnalazioni alle direzioni sanitarie e alle Procure della Repubblica".



Un po' di storia per quanto riguarda l'interruzione di gravidanza nel nostro Paese

femministe_anni_70Nel nostro Paese i sistemi contraccettivi sono  a carico della donna, il che è giusto, non si può dare la delega del proprio corpo a nessuno.
Negli anni '70 del secolo scorso vi furono acerrimi dibattiti tra le femministe proprio partendo dal presupposto della delega infatti alcune non accettarono l'ipotesi, poi concretizzatasi, dell' interruzione di gravidanza fornita come servizio sanitario  quindi "per legge" (che poi finì in disservizio in molte parti del nostro bel paese, come al sud, in obiezioni di coscienza ecc., esattamente come nel 2008 sta accadendo per "la pillola del giorno dopo" (che è comunque tutta un' altra cosa) in quanto significava delegare il corpo ai lacci di una legiferazione su esso.

All'epoca andò bene così, la legge 194 aiutò moltissime  donne, ma quella stessa legge fu come previsto dalle donne che non la volevano, per evitarne le briglie, un'arma a doppio taglio: all'inizio degli anni '80 l'ecografia sapeva dire il giorno l'ora e il minuto dell'embrione, feto e la 12° settimana diventò un incubo; prolificarono nuovamente ginecologi obiettori in ospedali pubblici e non obiettori in cliniche private.

L'iter dell'interruzione di gravidanza che molte donne avevano  conosciuto come  una brutta camminata verso una meta dolorosa che segnerà  per tutta la vita,  dopo l'ecografia diventa in più un percorso accidentato e pieno di ostacoli burocratici: colloqui con assistenti sociali, viste mediche, analisi  operatorie  (per poi magari non utilizzare l'anestesia) ,infine  l'eco pre interruzione per stabilire i tempi
Immagino sia difficile non dare un' occhiata e  VEDERE,  qualcosa che non sentiamo nel nostro corpo  possiamo però vederla e vedendola esiste e resta.

In principio era il verbo e le cose andavano nominate per essere create oggi vince san Tommaso ed è il primato della vista.  Vedo, c'è.
khinna alle 12:41 in: contraccezione, pillola del giorno dopo
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giovedì, 08 maggio 2008

NOSTRADAMUS LAICO


-Alexis_de_tTocqueville
Scrive A. de Tocqueville in De la démocratie in Amérique  (1835-1840)
(...)
Se il dispotismo venisse a stabilirsi presso le Nazioni democratiche (...) sarebbe più esteso e più mite, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.
(...)  La specie di oppressione da cui i popoli democratici sono minacciati non somiglierà a nulla di quello che l'ha preceduta al mondo (...) Gli antichi nomi di dispotismo e di tirannia non sono appropriati.
La cosa è nuova, bisogna quindi sforzarsi di definirla, dato che non riesco a denominarla.
Vedo una folla innumerevoli di uomini simili e uguali che girano senza tregua su se stessi per procurarsi piccoli piaceri volgari, con cui si appagano l'anima. Ciascuno di loro, preso da canto, è come estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui l'intera specie umana; quanto al resto dei suoi concittadini, li ha accanto ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in sé stesso e per sé stesso, e, se una famiglia gli resta pur sempre si può almeno dire che non ha più patria.
(Dietro di loro) s'eleva un potere immenso e tutelare, che s'incarica solo di assicurare il loro godimento e di vegliare sulla loro sorte. E' assoluto, minuzioso, regolare, preveggente e mite. Somiglierebbe alla potestà paterna se, come questa, puntasse a preparale gli uomini all'età virile; ma questo cerca solo,invece, di fissarli irrevocabilmente nell'infanzia; vuole che i cittadini se la godano, purché non pensino ad altro che a godersela.
Lavora volentieri alla loro felicità, ma vuole essere di questo l'unico agente e il solo arbitrio; si cura della loro sicurezza, prevede e assicura i loro bisogni, facilita i loro piaceri, conduce i loro affari principali, dirige la loro industria, regola le loro successioni, divide le loro eredità...
(In questo modo, il sovrano), rende meno utile e più raro l'uso del libero arbitrio (...)  non spezza le volontà: le rammollisce, le piega e le dirige; raramente obbliga ad agire: si oppone senza posa a che si agisca; non distrugge: impedisce di nascere; non distrugge: disturba, comprime, snerva, spegne, rende sciocchi, e infine riduce ogni nazione ad essere solo un gregge di  animali timidi e industriosi di cui il governo è pastore.

Tratto da:
Raffaele Simone
Il mostro mite Perché l'occidente non va a sinistra
Garzanti, 2008 p.172




khinna alle 14:51 in: simone raffaele
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martedì, 29 aprile 2008

L'Austria di Elfride Jelinek

Hallstatt, Austria
Il fatto di cronaca della donna segregata e violentata per anni dal padre in una piccola città austriaca, mi ha immediatamente fatto venire in mente le atmosfere descritte da Elfride Jelinek  che ha ambientato molti suoi romanzi proprio nel suo paese, l'Austria e proprio nelle linde piccole città della sua provincia.

Come nella cronaca anche i suoi personaggi sono apparentemente ben inseriti in un tessuto sociale fatto di ordine e rispettabilità e altrettanto mostruosi.

La scrittura di Jelinek è asciutta, rabbiosa, spietatamente ironica. Distilla dall'apparenza borghese il puro veleno dell'ipocrisia, dell'amore smodato verso il denaro, del disprezzo totale per le donne e per i deboli, disprezzo di cui gli/le stesse si rendono complici in giochi perversi e autodistruttivi.

Non è autrice che ammicca al lettore/lettrice e neppure ha simpatia per i suoi personaggi che non possono essere salvati perché si condannano da soli/e a vivere un inferno quotidiano nell'unica speranza di un riscatto più materiale che morale.

Le donne  che abitano le pagine dell'autrice sono oggetti sessuali abusati, parzialmente consenzienti perché hanno introiettato il disprezzo che la società maschile ha nei loro confronti, non sono le nostrane veline mute, ma casalinghe, operaie, pianiste, mogli di piccoli industriali.

La Jelinek individua nell'abuso sessuale il fulcro attorno al quale ruota una società  incapace di accettare la differenza primaria, quella di genere, di cui però non può fare a meno e che reifica per renderla inoffensiva. Cos'è la violenza carnale se non un atto di reificazione? La ferma volontà di rendere una persona cosa, merce, pura carne di cui  si è padroni.
Cos'è un corpo di donna se non un mezzo da marchiare, da utilizzare a qualsiasi scopo: politico, religioso,
legislativo, di intrattenimento,  commercio (leggi aborto, violenza carnale, prostituzione, silicone ecc. ecc.).  I confini geografici sono solo un'invenzione stupida e deleteria degli uomini.
Qual è la condizione delle donne austriache italiane rumene...
Soprattutto quando ne avremo abbastanza?

ELFRIDE JELINEK
VORACITA'
traduzione di BARBARA AGNESE
Frassinelli, 2005 p. 409

dalla quarta di copertina

Siamo nella provincia austriaca dei nostri giorni, in un paesino lindo e tranquillo con i gerani alle finestre. Il bel poliziotto Kurt Janisch - con moglie e famiglia di facciata - è addetto alla sorveglianza del traffico. Nessuno sospetta che l'ufficiale, nella sua irreprensibile uniforme, mentre sembra intento all'esercizio delle sue funzioni, in realtà si sta procurando nuove prede per soddisfare la propria sfrenata avidità. Ferma donne sole, annota targa e indirizzo e poi va a trovarle a casa... Le seduce, le rende sessualmente succubi e fa in modo che gli intestino tutti i loro beni. È così che, tra le altre, schiavizza la matura Gerti, ma nel contempo frequenta la sedicenne Gabi, in relazioni dagli esiti drammatici. Un uomo irresistibile per queste donne infelici, disposte a lasciarsi torturare, ad arrendersi alla sua cieca voracità, anche a morire. Quelli che si instaurano sono rapporti squallidi tra un colpevole violento e una vittima compiacente, inquadrati dall'obiettivo impietoso dell'autrice.
Nel suo consueto stile aspro e ostentatamente crudo Elfriede Jelinek traccia la satira graffiante di un mondo corrotto, ipocrita e cinico, senza speranza e senza redenzione.
khinna alle 18:20 in: jelinek elfride
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sabato, 26 aprile 2008

Zoe primissimo piano

Zoe mi guarda
khinna alle 12:10 in:
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lunedì, 14 aprile 2008

                 chiuso per lutto
khinna alle 18:22 in:
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lunedì, 14 aprile 2008

ANNA BANTI


Zoe annusa i garofani... prima di giocarciZoe che annusa il garofano



ANNA BANTI
LE DONNE MUOIONO  Racconti
Mondadori, 1951


Leggendo "Le donne muoiono" non si può non avvertire un disagio che a me sembra prodotto dall'immedesimarsi dell'autrice nella condizione esistenziale delle sue donne morenti.

Siamo nel 2617, il "futuro" bantiano non è fatto di astronavi né di mondi paralleli, ma di parità di genere, uguaglianza sociopolitica di uomini e donne, quando improvvisamente scoppia un'epidemia di "seconda memoria", una memoria arcana che fa ricordare di essere già vissuti più e più volte in epoche lontane e diverse fra loro. Questo nuovo patto fra gli uomini e il tempo colpisce però solo gli uomini, che si scoprono così mortali solo per un lasso di tempo, per poi tornare nuovamente alla vita.

"Ne sorsero, nei primi tempi, complicazioni e confusioni sentimentali che minacciarono e spesso distrussero la coesione degli affetti presenti, avvelenati da nostalgie di ogni maniera e da una specie di oscillazione dei sessi. Qui sta il punto."  (p.62)

L'euforia della scoperta e la baldanza e l'arroganza che ne seguono sono tali che gli uomini,  iniziano a ritenere  le donne prive della seconda memoria   un'eccezione trascurabile "pur tanto cospicua".
Le donne tornano ad essere così considerate come agli albori dell'umanità e gli antichi pregiudizi maschili si rinnovano nell'esclusione e  nell'auto esclusione delle stesse dal corpo della società.
Esse continuano però a coltivare all'interno di comunità solo femminili scienze ed arti con rinnovato vigore nella consapevolezza della caducità. Soprattutto le arti rifioriscono, la bellezza è colta più facilmente dall'occhio che non ha la possibilità di perpetuare la vista infinitamente, mentre sapersi immortali rende ciechi e crudeli.
Trascorso un secolo dalla scoperta accade che in un ritiro per donne una giovane venga colta improvvisamente dalla memoria antica, ma la consapevolezza della distruttività che questo "dono" comporta induce la ragazza a darsi la morte, non prima però di aver lasciato uno scritto di ammonimento alle sue compagne, che esorta, se altri casi tra le donne dovessero accadere a mantenere il segreto.
Essere donna comporta responsabilità e rinuncia, questo ci dice Anna Banti con il suo racconto, rinuncia per qualcosa che non è un'entità astratta, ma per l'intera umanità, una sorta di rinuncia dell' io a favore dei molti/e.

Il racconto esce per i tipi Mondadori nel 1951 all'inizio di quello che sarà per un ventennio un periodo economicamente fortunato per una parte dell'Italia e fortemente disgregante per un'altra; la migrazione dal sud segnerà famiglie e l'assetto stesso di una società agricolo pastorale che non esisterà più.
Viene da pensare che se mai avessimo avuto una classe politica lungimirante, laica ed etica, il sud di questo Paese sarebbe davvero una sorta di Eden, con acquedotti al posto di autostrade e splendide Università. Sono fuori tema, ma il potere della letteratura è anche questo rimbalzare di pensieri come accade nella fase preonirica del sonno.
Negli anni '50 dl secolo scorso la letteratura fantascientifica prolifica, questo credo che accada soprattutto quando si vive in un mondo in rapida mutazione e le nuove "invenzioni" scoprono i nervi dei timori e delle speranze; ecco perché questo può essere a buon diritto considerato un racconto di fantascienza, la speranza di una società di pari è tanto più forte quanto più ci si è lontani, 2617!
L'Italia del 1950 non è pronta ad accogliere istanze di parità, le donne hanno appena avuto diritto al voto, sono sotto tutela degli uomini e della chiesa, ci vorrà mezzo secolo prima che alcune brutture del codice civile e penale vengano abolite: il nuovo diritto di famiglia, l'abolizione del delitto d'onore ecc.
Com'era la vita di Anna Banti?  Quanto si avverte nel racconto è la difficoltà di conciliarsi con l'essere se stessa ed essere moglie di Roberto Longhi, noto critico d'arte. Qui sta il punto.

Se devo accostarla ad un'altra grande scrittrice non alla Yourcenar penserei, piuttosto a Virginia Woolf, la sua signra Dalloway, la Ramsey,  sono molto vicine a Lavinia e ad Artemisia.

Spulciando tra le scrittrici di romanzi e racconti coeve ad Anna Banti ne trovo molte non ripubblicate come lei:
Fausta Cialiente, Marise Ferro, Angela Padellaro,  Alba de Céspedes...
Non tutte della sua stessa levatura, ma comunque migliori di molti colleghi che non sono finiti nell'oblio.

Anche così le donne muoiono.
khinna alle 15:16 in: banti anna
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venerdì, 28 marzo 2008

A PAOLA

GREGORY BATESON
VERSO UN'ECOLOGIA DELLA MENTE
ADELPHI, 1976 pp.533
TRAD. GIUSEPPE LONGO

_mead_bateson
Bateson ci aveva insegnato che il linguaggio crea la realtà e che sovente la realtà, ciò che chiamiamo tale è una trappola, perché si nutre proprio di imprecisioni e queste sono il prodotto delle nostre sensazioni e della loro decodificazione.
Sono passati 25 anni da allora. Da ieri mattina non ci sei più per chi ti ha voluto bene.
"Verso un'ecologia della mente", nel 1982 ci parlava allora di cose che avrebbero impiegato qualche anno per entrare nel linguaggio comune.
Bateson si era occuppato dalla comunicazione dei delfini a quella degli schizofrenici;
con la moglie, l'antropologa Margaret Mead si era chiesto se era realistico descrivere la cultura di una comunità-società con usi e costumi "diversi"  da quelli occidentali con il linguaggio di chi la stava studiando.
Aveva dato un nome "doppio legame" ai fili invisibili che legano la malattia mentale e ad alcune situazioni sociali estreme: l'impossibilità di rispondere a due ordini ugualmente autorevoli ma contraddittori che non appaiono come tali.
Pubblicò nel 1972 un articolo fondamentale sull'alcolismo introducendo concetti nuovi dando così l'impulso a valutare tale problema come una malattia non della volontà, ma dell'errata categoria logica cartesiana.
Introdusse dalla cibernetica il concetto dell'osservatore esterno, che non può non essere coinvolto nel sistema che osserva.
Che l'umanità non potrà sopravvivere senza differenze che ogni differenza dà informazioni e solo le differenze permettono una crescita consapevole; che l'ameba e la creatura più complessa necessitano l'una dell'altra per la propria sopravvivenza. Bateson ci ha insegnato in quegli anni quanto fosse importante capire la complessità, quanto fosse essenziale sapere che sempre e comunque ognuno di noi parte da presupposti derivati dalla cultura dal linguaggio e dalle nostre reti neurali.
Che l'unica via percorribile per l'umanità era l'accettazione di essere
parte di un' unico organismo vitale.
khinna alle 11:30 in: bateson gregory, mead margaret
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sabato, 15 marzo 2008

Lo spunto per una breve riflessione esistenziale l'ho ri-trovato in una pagina di Al Faro, in cui viene descritta l'infanzia, il luogo privilegiato, guscio protettivo e morbidezza materna, perduta. La casa è diventata preda della natura, del tempo che scorre, il manufatto umano soccombe al vento, alla salsedine, al ciclo della vita. La casa deprivata di colei che sola riusciva ad arginare il tempo, imprimendo ordine e bellezza, infondendo amore è rimasta in balia della corruzione degli elementi naturali, non consapevolmente ostili, ma indifferenti come può esserlo un gabbiano che si lascia trasportare delle correnti; un'indifferenza innocente, quell'innocenza che la madre ci conserva nell'infanzia. Le parole della Woolf rendono la vacuità degli esseri umani e nello stesso tempo la loro persistenza e la coscienza di essere vivi solo in presenza dell'amore. casa  abbandonata "La casa fu abbandonata, non ci andò più nessuno. Rimase come un guscio di conchiglia lì sulle dune a riempirsi di grani di sale, ora che la vita l'aveva lasciata. Una lunga notte sembrò impossessarsene; le brezze leggere, mordenti, i soffi vischiosi, invadenti, sembrava avessero trionfato. La pentola s'era arrugginita e la stuoia distrutta. I rospi ci misero il naso. (...) Un cardo s'infilo fra le mattonelle della dispensa. Le rondini fecero il nido in salotto; il pavimento si coprì di paglia; l'intonaco cadeva a palate; le travi rimasero nude; i topi prendevano da qui o da lì roba da rodere e se la portavano dietro gli zoccoli di legno. Dalle crisalidi dischiuse uscivano farfalle che finivano spiaccicate contro i vetri delle finestre. (...) intanto, durante le notti d'inverno, il filo d'erba che batteva leggero al vetro della finestra diventò un rullio di tronchi robusti e rovi spinosi, che d'estate inondarono di verde la stanza."
khinna alle 14:10 in: woolf virginia
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lunedì, 03 marzo 2008

anticipazioni ... 8 M A R Z O



mafaldaho una foto, sono in disparte dal gruppo l'anno è il 1976, una ragazza della zona  è morta in seguito ad un aborto praticato malamente, era una coetanea . La manifestazione femminista fu immediata, molte donne si diedero appuntamento nella piazza antistante al Comune.


manifestazione 1976
Sono passati 30 anni da allora, nel frattempo il femminismo è diventato assolutamente fuori moda, quasi un esercizio deprecabile da parete di sparute nostalgiche.
Anzi, quando molte donne parlano di o su questioni di donne  premettono di non essere femministe.
In questi trent'anni ho partecipato ad un numero per me eccessivo di dibattiti quali  "donna e politica", "donne e motori" oops tenendo conto che non ho mai visto persone, donne che conosco e che stimo e che ricordo fare politica, nel senso di servizio nei confronti della collettività, andare al di là di un assessorato in un comune rurale o addirittura niente.
Negli ultimi anni invece ci si è risvegliati sul fenomeno della violenza sulle donne, e anche in questo caso dibattiti.
La violenza e la politica (nello specifico senso maschile)* non sono estranee fra loro. La politica nasce con l'esclusione delle donne, anzi si garantisce tramite la stessa.
Non vado oltre il nostro bel paese, le donne hanno diritto al voto solo il 1° febbraio del 1945, è del 1874 l’accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà continuano ad essere respinte le iscrizioni femminili,   non c'è mai stata una donna primo ministro,  nessuna presidente della repubblica. Le donne Rettore di Università si contano sulle dita di una mano: una sola nel 2003, ad oggi forse un'altra. Nel sindacato non esistono figure di spicco. Nessuna è stata segretaria di partito (tranne per quello Radicale in cui la prima è stata Adelaide Aglietta).  La parità di salario non è stata raggiunta. Questi pochi esempi per chiedere -questa non è  violenza?
Pensiamo che forse in una società a taglia 42 di essere pari, ma pari a chi poi al maschio/norma? In pubblicità o  in un programma televisivo le donne sono sempre più merci e orpelli per acquistare merci. Se un soggetto viene reificato da troppo tempo di cosa ci stupiamo se viene trattato alla stregua di un oggetto e un oggetto si può comprare,  lo si può abbandonare, rompere, buttare.
La parità? vogliamo avere gli stessi diritti degli uomini. Voglio avere gli stessi diritti dei miei colleghi deve aver pensato la poliziotta che a settembre del 2006  ha contribuito alla morte di un ragazzo a Ferrara. Quindi è sufficiente essere una donna?  Quando ho visto le prime donne accedere a carriere militari mi sono venuti i brividi, ma se mi avessero proposto una petizione contro le donne nelle sfere dell'esercito, dell'aeronautica mai l'avrei firmata, per quanto firmerei volentieri per l'abolizione di tutti gli eserciti.
L'affermarsi delle donne come soggetti va fatta tutti i giorni, in ogni momento, non lasciarne passare una. Vi è mai capitato il gentile signore che mentre voi stavate parcheggiando si prodigasse in consigli? non è gentilezza, questi signori vi trattano da cretine. Quando l'ho fatto notare una volta il gentile cavaliere mi ha risposto vaffanculo "brutta troia"
Ecco brutta troia, figlio/a di puttana, quando sento queste parole  mi si spalanca davanti l'imboccatura della misoginia più putrida che spesso molte le donne malgrado loro hanno introiettato. E se invece di fare dibattiti e o "feste" ( ve la sentireste di chiamare "festa" l'Olocausto?) insegnassimo ai nostri figli e nipoti a far pipì seduti?  Oltre  a non aver piscio da pulire passerebbero anche altri messaggi, quali? per cominciare un po' di rispetto per chi deve pulire, e che poi l'uccello non è quella cosa così fenomenale visto che comunque metà della popolazione mondiale lo possiede.
Non lasciarne passare una ripeto, difendere la cassiera di un supermercato perché secondo qualcuno è troppo lenta, (mai provato invece negozi di articoli prettamente maschili o a maggioranza maschile? ti servono con tutto il tempo)  femminilizzare termini, avvocata, medica, che sono del resto previsti dai dizionari, ricordare che il suffisso -essa è nato come dispregiativo dalla casta maschile.
"Chi parla male, pensa male e (di conseguenza) agisce male" ha detto qualcuno. Maschio , maschio per carità.

stopfemminicidio
* l'agire politico, il "personale è politico" ad esempio indica responsabilità dell'azione.
khinna alle 16:58 in:
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venerdì, 29 febbraio 2008

FOIBE tra invenzione ideologica e realtĂ 

Operazione Foibe,  tra mito e storia, libro recentissimo ma di difficile reperibilità è scritto da
 una giornalista triestina  Claudia Cernigoi che ha fatto  ricerche sia in archivi italiani che in quelli jugoslavi (lo so che non c'è più la Jugoslavia, ma non mi sembra che nessuno se ne possa vantare) e dati alla mano mostra quanto la storia delle foibe sia stata enfatizzata a fini nazionalistici (italiani), non ne nega in alcun modo  la realtà né che ci siano stati eccessi e vendette personali  ( ma da quando una guerra è "innocente"?) pur contestando il numero degli "infoibati",  e mostra il contesto storico e geopolitico cui si riferiscono  le foibe e la nascita già dopo l'armistizio di una mistificazione nazifascista tesa a screditare sia i partigiani italiani sia quelli jugoslavi.
Poche sere fa sono stata ad ascoltare lo storico R. Scotti  (citato   dalla Cernigoi, che lui come ho appurato conosce e apprezza) proprio sull'argomento "foibe", argomento che ha suscitato commenti aspri da parte di due "esuli" Istriani presenti.
In ogni caso la  presenza nelle foibe di soli "italiani" fu dovuta al fatto che durante il fascismo si italianizzarono tutti i cognomi sia quelli croati che slavi, non meno quelli francesi (come è capitato a mio nonno, che non è  mai riuscito ad avere indietro il suo cognome, non solo,  ma tra i fratelli e sorelle facenti parte della famiglia Reynaud alcuni diventarono Reinaudo, altri come il nonno conservarono la ipsilon e una sorella Rinaudo esempi di questo tipo sono stati fatti dallo Scotti).
  Consigliato a chi desidera informarsi  su fatti che sono diventati  "nazionali" da pochi anni e con tanto di Monumento e "giornata della memoria ". 
A proposito di monumenti e nazionalismi consiglio pure "La nazionalizzazione delle masse" del sociologo George Mosse. 
la casa editrice di Operazione Foibe è " Kappa Vu"  di Udine
khinna alle 10:29 in: cernigoi claudia
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