lunedì, 14 aprile 2008
ANNA BANTI
Zoe che annusa il garofanoANNA BANTI
LE DONNE MUOIONO Racconti
Mondadori, 1951
Leggendo "Le donne muoiono" non si può non avvertire un disagio che a me sembra prodotto dall'immedesimarsi dell'autrice nella condizione esistenziale delle sue donne morenti.
Siamo nel 2617, il "futuro" bantiano non è fatto di astronavi né di mondi paralleli, ma di parità di genere, uguaglianza sociopolitica di uomini e donne, quando improvvisamente scoppia un'epidemia di "seconda memoria", una memoria arcana che fa ricordare di essere già vissuti più e più volte in epoche lontane e diverse fra loro. Questo nuovo patto fra gli uomini e il tempo colpisce però solo gli uomini, che si scoprono così mortali solo per un lasso di tempo, per poi tornare nuovamente alla vita.
"Ne sorsero, nei primi tempi, complicazioni e confusioni sentimentali che minacciarono e spesso distrussero la coesione degli affetti presenti, avvelenati da nostalgie di ogni maniera e da una specie di oscillazione dei sessi. Qui sta il punto." (p.62)
L'euforia della scoperta e la baldanza e l'arroganza che ne seguono sono tali che gli uomini, iniziano a ritenere le donne prive della seconda memoria un'eccezione trascurabile "pur tanto cospicua".
Le donne tornano ad essere così considerate come agli albori dell'umanità e gli antichi pregiudizi maschili si rinnovano nell'esclusione e nell'auto esclusione delle stesse dal corpo della società.
Esse continuano però a coltivare all'interno di comunità solo femminili scienze ed arti con rinnovato vigore nella consapevolezza della caducità. Soprattutto le arti rifioriscono, la bellezza è colta più facilmente dall'occhio che non ha la possibilità di perpetuare la vista infinitamente, mentre sapersi immortali rende ciechi e crudeli.
Trascorso un secolo dalla scoperta accade che in un ritiro per donne una giovane venga colta improvvisamente dalla memoria antica, ma la consapevolezza della distruttività che questo "dono" comporta induce la ragazza a darsi la morte, non prima però di aver lasciato uno scritto di ammonimento alle sue compagne, che esorta, se altri casi tra le donne dovessero accadere a mantenere il segreto.
Essere donna comporta responsabilità e rinuncia, questo ci dice Anna Banti con il suo racconto, rinuncia per qualcosa che non è un'entità astratta, ma per l'intera umanità, una sorta di rinuncia dell' io a favore dei molti/e.
Il racconto esce per i tipi Mondadori nel 1951 all'inizio di quello che sarà per un ventennio un periodo economicamente fortunato per una parte dell'Italia e fortemente disgregante per un'altra; la migrazione dal sud segnerà famiglie e l'assetto stesso di una società agricolo pastorale che non esisterà più.
Viene da pensare che se mai avessimo avuto una classe politica lungimirante, laica ed etica, il sud di questo Paese sarebbe davvero una sorta di Eden, con acquedotti al posto di autostrade e splendide Università. Sono fuori tema, ma il potere della letteratura è anche questo rimbalzare di pensieri come accade nella fase preonirica del sonno.
Negli anni '50 dl secolo scorso la letteratura fantascientifica prolifica, questo credo che accada soprattutto quando si vive in un mondo in rapida mutazione e le nuove "invenzioni" scoprono i nervi dei timori e delle speranze; ecco perché questo può essere a buon diritto considerato un racconto di fantascienza, la speranza di una società di pari è tanto più forte quanto più ci si è lontani, 2617!
L'Italia del 1950 non è pronta ad accogliere istanze di parità, le donne hanno appena avuto diritto al voto, sono sotto tutela degli uomini e della chiesa, ci vorrà mezzo secolo prima che alcune brutture del codice civile e penale vengano abolite: il nuovo diritto di famiglia, l'abolizione del delitto d'onore ecc.
Com'era la vita di Anna Banti? Quanto si avverte nel racconto è la difficoltà di conciliarsi con l'essere se stessa ed essere moglie di Roberto Longhi, noto critico d'arte. Qui sta il punto.
Se devo accostarla ad un'altra grande scrittrice non alla Yourcenar penserei, piuttosto a Virginia Woolf, la sua signra Dalloway, la Ramsey, sono molto vicine a Lavinia e ad Artemisia.
Spulciando tra le scrittrici di romanzi e racconti coeve ad Anna Banti ne trovo molte non ripubblicate come lei:
Fausta Cialiente, Marise Ferro, Angela Padellaro, Alba de Céspedes...
Non tutte della sua stessa levatura, ma comunque migliori di molti colleghi che non sono finiti nell'oblio.
Anche così le donne muoiono.

















Caravaggio La Maddalena 1593-94 Galleria Dora-Pamphili, Roma
Artemisia Gentileschi Allegoria della pittura 1638-39
Quel che colpisce immediatamente è, come ha fatto notare Galassialibri l'incipit del libro
