venerdì, 23 marzo 2007

Marise  Ferro e Ventimiglia

Ventimiglia
Anche Marise Ferro, come la sua città natale è stata dimenticata.
Era una scrittrice, che di Ventimiglia ha scritto sicuramente le più belle pagine che potessero descrivere la liguria di ponente. Ne ha scritto altre che documentavano l’inesorabile declino dovuto alla speculazione edilizia e all’imbarbarimento dei suoi abitanti chiusi in un gretto provincialismo ed incapaci di auspicarne uno sviluppo che andasse oltre un miope interessedi poche categorie. 
Marine Ferro decise di non tornare più nella sua città già alla fine degli anni sessanta.

 Ventimiglia

Ventimiglia  Panorama dal fiume Roja



  
 
“Vivevo in un bianco paese di confine allargato ai piedi delle
montagne come una valanga, tagliato dalla riga metallica di un bel
fiume, che si buttava in mare con una furia aggressiva, merlettato dall’onda di un mare procelloso che le correnti rigavano come vene e gli scogli corrompevano come malattie. Sui monti costruiti a terrazze si contorcevano gli ulivi dalla gran chioma d’argento, profumavano di bontà le rose selvagge, aprivano i pini il loro ispido e malinconico ombrello.

Ventimiglia
Nei giardini sventagliati dalle palme, le mimose lasciavano cadere
la loro capellatura d’oro sui cactus feroci, gli aranci, di sopra alle
siepi di canne intrecciate, buttavano il verde metallico delle loro
foglie dure e l’odore amoroso dei fiori bianchi”.
                                                                                            

Ventimiglia



 

Ventimiglia zona Balzi Rossi






                             

                                            

“Sulla spiaggia sassosa l’agave, candelabro verde, tendeva le  braccia orizzontali al vento perenne.
I gabbiani, rincorrevano, nel cielo intenso, le nuvole rotonde e pesanti."



Ventimiglia Giardini Hanbury
Rimpianto    
Ci sono dei paesi che, per noi, non cambiano anche se il progresso li trasforma: sono quelli dove siamo cresciuti.
Rimangono in noi saldi come la terra depositata dalle onde e si pensa di ritornarvi quando il cuore han bisogno di consolazioni vere e sincere.
Per me questa terra è Ventimiglia che la mia fantasia veste di forme e di colori fuori dalla realtà come se fosse il paese di una bella favola.
Invece Ventimiglia è un paese vero, bianco e grigio sulla riva del
mare, diviso in due dalla vallata del Roia; un paese che diventa sempre più bello e si trasforma.
Ma io lo vedo sempre come quando ero bambina e se oggi ci ritorno le novità che ci trovo, mi sembra che lo rovinino.
E vorrei che rimanesse sempre, come ancora è, la città più ligure di tutta la Riviera. Non scintillante e senza fisionomia come Sanremo, non guastata dai forestieri (turisti) come Bordighera e Ospedaletti, né mondana come Alassio: ma una città vergine, frutto vero della nostra terra, di un colore fatto di sole, di mare, di vento.
Ha poca importanza per lei la mano dell’uomo, ben più grande è il fiato che respira: fiato che sale battuto da un vento di Ponente e che scende da montagne aspre, spaccate a colpi di piccozza.
E io vedo questa Ventimiglia trasfigurata in una aria che incanta, in quest’aria vedo passare l’ombra di una ragazza dai capelli lunghi e mi riconosco, vedo l’ombra di una donna che sembra
pronta a lasciarsi portare dal vento che le gonfia il corpo grosso e leggero. I capelli, il cuore e riconosco mia nonna.
Vorrei nuovamente diventare quella ragazza e in mezzo a quelle due ombre sicure, riprendere il filo di un discorso e non farlo finire più.


Ventimiglia

librettaLA LIBRETTA E' QUI
khinna alle 12:15 in: ferro marise
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