martedì, 29 aprile 2008
L'Austria di Elfride Jelinek

Il fatto di cronaca della donna segregata e violentata per anni dal padre in una piccola città austriaca, mi ha immediatamente fatto venire in mente le atmosfere descritte da Elfride Jelinek che ha ambientato molti suoi romanzi proprio nel suo paese, l'Austria e proprio nelle linde piccole città della sua provincia.
Come nella cronaca anche i suoi personaggi sono apparentemente ben inseriti in un tessuto sociale fatto di ordine e rispettabilità e altrettanto mostruosi.
La scrittura di Jelinek è asciutta, rabbiosa, spietatamente ironica. Distilla dall'apparenza borghese il puro veleno dell'ipocrisia, dell'amore smodato verso il denaro, del disprezzo totale per le donne e per i deboli, disprezzo di cui gli/le stesse si rendono complici in giochi perversi e autodistruttivi.
Non è autrice che ammicca al lettore/lettrice e neppure ha simpatia per i suoi personaggi che non possono essere salvati perché si condannano da soli/e a vivere un inferno quotidiano nell'unica speranza di un riscatto più materiale che morale.
Le donne che abitano le pagine dell'autrice sono oggetti sessuali abusati, parzialmente consenzienti perché hanno introiettato il disprezzo che la società maschile ha nei loro confronti, non sono le nostrane veline mute, ma casalinghe, operaie, pianiste, mogli di piccoli industriali.
La Jelinek individua nell'abuso sessuale il fulcro attorno al quale ruota una società incapace di accettare la differenza primaria, quella di genere, di cui però non può fare a meno e che reifica per renderla inoffensiva. Cos'è la violenza carnale se non un atto di reificazione? La ferma volontà di rendere una persona cosa, merce, pura carne di cui si è padroni.
Cos'è un corpo di donna se non un mezzo da marchiare, da utilizzare a qualsiasi scopo: politico, religioso,
legislativo, di intrattenimento, commercio (leggi aborto, violenza carnale, prostituzione, silicone ecc. ecc.). I confini geografici sono solo un'invenzione stupida e deleteria degli uomini.
Qual è la condizione delle donne austriache italiane rumene...
Soprattutto quando ne avremo abbastanza?
ELFRIDE JELINEK
VORACITA'
traduzione di BARBARA AGNESE
Frassinelli, 2005 p. 409
dalla quarta di copertina
Siamo nella provincia austriaca dei nostri giorni, in un paesino lindo e tranquillo con i gerani alle finestre. Il bel poliziotto Kurt Janisch - con moglie e famiglia di facciata - è addetto alla sorveglianza del traffico. Nessuno sospetta che l'ufficiale, nella sua irreprensibile uniforme, mentre sembra intento all'esercizio delle sue funzioni, in realtà si sta procurando nuove prede per soddisfare la propria sfrenata avidità. Ferma donne sole, annota targa e indirizzo e poi va a trovarle a casa... Le seduce, le rende sessualmente succubi e fa in modo che gli intestino tutti i loro beni. È così che, tra le altre, schiavizza la matura Gerti, ma nel contempo frequenta la sedicenne Gabi, in relazioni dagli esiti drammatici. Un uomo irresistibile per queste donne infelici, disposte a lasciarsi torturare, ad arrendersi alla sua cieca voracità, anche a morire. Quelli che si instaurano sono rapporti squallidi tra un colpevole violento e una vittima compiacente, inquadrati dall'obiettivo impietoso dell'autrice.
Nel suo consueto stile aspro e ostentatamente crudo Elfriede Jelinek traccia la satira graffiante di un mondo corrotto, ipocrita e cinico, senza speranza e senza redenzione.










che è sacro al suo nostalgico paese. La mortuaria immutabilità dell'idillio Biedermeier è deformata nella caricatura feroce alla Grosz e come nel catalogo di un mitteleuropeo museo degli orrori sfilano dinanzi ai nostri occhi i riti domenicali di una borghesia ottusa e conservatrice, il culto della musica, il Prater ridotto a sede di maniaci e di assassini, il perbenismo che nasconde corruzione e pericolose nostalgie, il cattolicesimo oscurantista, il cancelliere "vecchio e velenoso . 
ALBA DE CESPEDES QUADERNO PROIBITO MONDADORI 1989