domenica, 21 gennaio 2007

FATIMA MERNISSI L'HAREM E L'OCCIDENTE GIUNTI 2000
trad. Rosa Rita D'Acquarica p.192,ill.
Tanto gli artisti orientali quanto gli occidentali hanno popolato di donne i loro harem dipinti, ma se vi soffermate a contemplarli, vi troverete di fronte a un enigma: mentre gli occidentali hanno raffigurato le bellezze da harem come creature innocue e statiche, gli orientali le hanno mostrate come donne battagliere, spesso colte nell'atto di cavalcare focosi destrieri.
E’ da questo testo che è stata presa la frase “il velo occidentale è la taglia 42”.

ELFRIDE JELINEK LA PIANISTA EINAUDI 2005
trad. Rossana Sarchielli p. 294
(...)
Erika Kohut, la pianista del romanzo omonimo, sembra, rifiutare ogni aspetto della realtà materiale, reprimere ogni desiderio in un asessuato distacco.
Oppressa da una madre tirannica, "inquisitore e plotone d'esecuzione nella stessa persona" che si occupa di sorvegliarla da presso e di soffocare ogni tentativo di insubordinazione, la matura Erika, concertista fallita ha dovuto abbandonare i sogni di gloria e ripiegare sul soffocante decoro dell'insegnamento di pianoforte al conservatorio. Sottoposta fin dalla più tenera infanzia ad una ferrea disciplina in cui la musica assume un ruolo di costrizione e di esorcismo di ogni trasgressione ("Meglio la vetta dell'arte che le brame del sesso") ad opera della madre e della nonna - diabolica genealogia femminile che volutamente stravolge un motivo caro al femminismo - Erika assume il ruolo di brava bambina invecchiata, obbediente, ridotta ad "un apparecchio compatto in forma umana". La feroce autorepressione si trasforma in brama distruttiva ed Erika, che "non ha una storia e non fa neppure storie", afferma la sua incerta individualità con la trasgressione della cleptomania e la smania smodata di acquisti, la sua sessualità con la pratica masochistica di tagliuzzarsi il corpo, con visite a 'peepshow' di periferia e spiando al Prater squallidi amplessi clandestini. Quando un giovane allievo si innamora di lei tenta dapprima di sfuggirgli, poi lo sconvolge con una lettera dove dettagliatamente descrive un programma di pratiche erotiche improntate al più fantasioso masochismo che l'allibito Walter Klemmer rifiuta, per poi alla fine violentare la donna nei gabinetti del conservatorio. La scena di estrema crudezza ribadisce una visione desolata del rapporto tra i sessi, fatto di violenza e di incomunicabilità: "I due sessi vogliono sempre qualcosa di fondamentalmente diverso... L'uomo e la donna stanno ancora uno di fronte all'altra congelati nella loro reciproca ostilità". Armata di coltello per punire il fuggiasco, Erika si limiterà a farsi un graffio e tornare a casa, all'inesorabile e simbiotico rapporto con la terribile madre, al sicuro inferno privato.
Come le altre opere "La pianista" è un testo volutamente sgradevole, "la mia letteratura è una letteratura del contrasto, della polemica, del sarcasmo" ha affermato del resto la scrittrice che non ama toni smorzati o espressioni accattivanti e non esita a sottoporre alla sua critica corrosiva tutto ciò
che è sacro al suo nostalgico paese. La mortuaria immutabilità dell'idillio Biedermeier è deformata nella caricatura feroce alla Grosz e come nel catalogo di un mitteleuropeo museo degli orrori sfilano dinanzi ai nostri occhi i riti domenicali di una borghesia ottusa e conservatrice, il culto della musica, il Prater ridotto a sede di maniaci e di assassini, il perbenismo che nasconde corruzione e pericolose nostalgie, il cattolicesimo oscurantista, il cancelliere "vecchio e velenoso . Forse per il lettore italiano non è possibile cogliere a pieno, nonostante l'abile traduzione, un tratto caratteristico del linguaggio di Jelinek, l'uso del montaggio che assurge per lei a valore artistico. Legata agli ambienti della sperimentazione, l'autrice mette insieme materiali disparati, slogan, stereotipi, messaggi pubblicitari, luoghi comuni, la stantia saggezza piccoloborghese dei proverbi, le preghiere ridotte a formule vuote, citazioni eterogenee dal Faust goethiano a Woody Allen. Le forme consuete dei romanzi d'amore in "Die Liebhaberinnen* (Le amanti), non ancora tradotto, della pornografia in "La voglia" e "La pianista" vengono riprese con intento parodistico per produrre distanza ed impedire identificazioni, in uno straniamento di marca brechtiana. (...)
Calabrese, R., L'Indice 1992, n. 2

ALBA DE CESPEDES QUADERNO PROIBITO MONDADORI 1989questo è l'unico romanzo che è stato ristampato (2006 casa editrice NET)
ALBA DE CESPEDES
(1911-1997)
I dettagli sulla vita di Alba de Céspedes sono molto pochi. Di lei si sa che nacque a Roma, dall'allora ambasciatore di Cuba e da una donna italiana. Bilingue, italiano-spagnolo, scrisse gran parte delle sue opere nella lingua della madre. La sua prima raccolta di racconti brevi, L'anima degli altri, pubblicata a ventiquattro anni, fu seguita da molte collezioni di poesie, edite fino al 1976.
Cresciuta in un ambiente familiare molto coinvolto nella politica (il nonno paterno era stato il primo presidente di Cuba), partecipò attivamente alla resistenza, e, a Bari, fu la voce radiofonica della Resistenza, con lo pseudonimo di Clorinda. Arrestata dai Fascisti nel 1935, vide censurare il suo romanzo Nessuno torna indietro (1938) ed una collezione di racconti.
Donna e partigiana, nel 1944, prima della fine della guerra, fondò Il Mercurio, un giornale letterario partigiano, che diresse fino al 1948. Alla chiusura del giornale, collaborò con Epoca e La Stampa, per poi dedicarsi totalmente, tra il 1949 e il 1963, alla scrittura. In questo periodo pubblicò: Dalla parte di lei (1949); Quaderno proibito (1952); Prima e dopo (1955) e Il rimorso (1962).
Come tutti i letterati del suo tempo, risentì molto degli eventi storici di quel periodo, la Seconda Guerra Mondiale e il boom economico degli Anni '50 portarono ad una disaffezione della classe intellettuale, che la Céspedes ha magistralmente fotografato nel suo Il rimorso.
Ha vissuto a Parigi fino alla sua recente scomparsa. Otto giorni prima di morire, ha donato le sue carte agli Archivi Riuniti delle Donne, la cui sede è a Milano, nell'antica casa della centenaria Unione Femminile Nazionale.
khinna alle 13:56 in: de céspedes alba, jelinek elfride, mernissi fatima
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