mercoledì, 22 agosto 2007
"Il padre" è un uomo meschino ed egoista di professione scrittore;l'importanza nel segnalare la sua professione è
data dal fatto che egli è abilissimo nello scrivere quanto poco nel vivere. Descrive albe che non si è mai curato di guardare, la bellezza dei fiori di cui non sopporta la vista, il suo mondo è nella sua casa e nella sua casa lui è signore e padrone.
La moglie in punto di morte ne ha affidato il benessere alla figlia Jennifer che si prenderà cura di lui tanto da rinunciare ad avere una vita propria. Ormai sulla trentina, non bella non ha speranze di
evitare il suo destino di zitella in balia del padre, quando improvvisamente un mattino egli le annuncia che si è sposato.
Per Jennifer le porte della libertà si spalancano, un'altra donna sarà la succube del padre, lei si è affrancata e i il suo sogno da sempre, una modesta casetta in campagna le pare realizzabile.
Il romanzo è soprattutto una lunga riflessione sui vincoli che genera l'amore, quello coniugale, filiale, fraterno, e come questi vincoli diano atto a tormenti e incomprensioni. E', come sempre nei romanzi di Elizabeth, un atto d'accusa nei confronti di un mondo maschilista, ma talmente lieve è la sua penna e talmente ironico il suo scrivere che tutto ciò che prende di mira, gli uomini, il clero, la grettezza delle credenze borghesi diventa fonte di sorriso, non per questo meno scusabile.
La Arnim ha la capacità della leggerezza nella profondità dei sentimenti che indaga, nulla è banale. Anche in questo libro ci sono colpi di scena nati da equivoci, strane complicità; la presentanzione di un mondo come potrebbe essere, ma come alla fine non può essere per la stupidità delle convenzioni, per la mancanza di ironia e di fantasia che purtroppo caratterizzano molti esseri umani.
Elizabeth von Arnim Il padre
trad. di Simona Garvelli
Bollati Boringhieri 2007
khinna alle 17:44 in:
von arnim elizabeth
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venerdì, 13 aprile 2007
IRÈNE NÉMIROVSKY
JEZABEL
ADELPHI 2007 trad. Laura F. Guarino p. 194
Quest'ultimo romanzo della Némirovsky non sembra, a mio parere, all'altezza degli altri letti finora, compresi i
racconti. La bella Gladys è nell' aula di un tribunale accusata dell'omicidio di un uomo, forse suo amante.Le
prime 40 pagine valgono il libro, il resto, la storia che ha portato Gladys a diventare un'assassina è prolisso.
In più ci troviamo davanti ad un cliché, quello della “femme fatale”, cosa strana in una scrittrice che abbiamo imparato a conoscere per il suo sguardo diretto e poco convenzionale.
Terrorizzata dagli anni che passano nega l'adolescenza e sacrifica l'amore alla figlia sull'altare della giovinezza, i suoi giorni sono serate a base di alcol, balli e amori, che si susseguono in posti e paesi diversi, stupisce che la bella e perfida Gladys non resti secca su una pista da ballo.
"scavare nell'animo femminile con precisione chirurgica" questo è scritto sul risvolto di copertina... mi chiedo cosa abbia a che fare la precisione chirurgica con l'atto di scavare. Insomma si vede molto che il libro mi ha delusa e che non mi sarei mai aspettata un colpo del genere dall'autrice di “Suite francese”?
Il tema , la giovinezza perduta, il timore della vecchiaia, è sempre stato attuale in ogni tempo. Lo elaborò anche Elizabeth von Arnim che condivide con la Némirovsky l'epoca, lo status sociale ed economico e l' essere state entrambe belle donne.
Tanto il libro di Nemirovsky si fa quasi irritante, tanto quello di von Arnim regala pagine di buon umore, senza i pregiudizi e gli intenti moralistici che condannano Gladys-Jezabel già nel titolo del romanzo.
ELIZABETH VON ARNIM
MR. SKEFFINGTON
BOLLATI BORINGHIERI 2002
trad. Simona Garavelli p.287
Mr. Skeffington, compare alla moglie Franny, dal quale lei ha divorziato vent'anni prima, sotto forma di
allucinazione.
Forse è effetto della grave malattia appena superata e l'approssimarsi del cinquantesimo compleanno che la inducono a riflettere sul passato e a dare vita al fantasma.
Davanti allo specchio non è più la bellissima donna che solo era prima della malattia, riverita e corteggiata, è una donna che sta invecchiando, questo le è inaccettabile. Non solo, ma "per una donna abituata tutta la vita ad essere bella", senza il suo aspetto "su cosa avrebbe potuto basare la propria esistenza?"
In più, come scongiurare eventuali ex amanti che giungerebbero a lei come altri fantasmi? L'unico modo è sottoporli al suo sguardo constatando quanto ancora dell'antico amore per lei era rimasto in loro.
Quello che però capita è che espone anche se stessa alle occhiate altrui e man mano che procede nel suo cammino incontrando gli antichi amanti, perché sono stati solo soprattutto loro ad amare, sempre più si rende amaramente conto del
suo cambiamento fisico.
L'autrice è abilissima nel costruire dialoghi serrati e lunghe ironiche meditazioni, in più gli equivoci beffardi ed esilaranti che si susseguano nel romanzo ricompongono la bellezza di Franny, quella interiore, mentre mostra di volta in volta la grettezza, la superficialità e la piccineria di quelli che erano stati i suoi ammiratori.
Alla fine scomparirà anche il fantasma di Mr. Skeffington.
Un altro libro molto bello della Von Arnim è Amore, qui il tema è l'amore di una donna matura per un uomo più
giovane, dove si ritrova ancora una volta l'ossessione per la giovinezza. Ne scriverò un'altra volta.