giovedì, 15 gennaio 2009
IL CORPO LA MALATTIA LA VECCHIAIA
"Con uno sguardo diverso" uscito per la Casa editrice e/o è l'ultimo libro tradotto della scrittrice tedesca Christa Wolf. Insolito testo di racconti raggruppati in 4 parti di cui alcuni già apparsi nella nostra lingua. Ultima parte è, in forma diaristica, la descrizione di una giornata di settembre dopo il crollo delle torri gemelle nel 2001. Mai come in questo racconto e con il romanzo "In carne e ossa" Christa Wolf scrive metaforicamente della fine del mondo occidentale quale lo conosciamo utilizzando il corpo, mai come in questo principio secolo autori e autrici mettono in scena il corpo.
La scrittrice statunitense Susan Sontang nel saggio "Malattia come metafora" fu forse la prima tra le scrittrici e gli scrittori a dire chiaramente che il corpo e la malattia sono una metafora del nostro tempo.
Scrittrici e scrittori della stessa generazione si confrontano con la malattia, l'avvicinarsi della fine
scrivono il corpo malato, soffernte, amputato; in "Nella pietra" primo racconto della prima parte, Christa Wolf scrive a proposito dell'omonima inglese Woolf "Lei sa che la morte è l'unica esperienza che non potrà descrivere"; questo lo sanno bene i colleghi contemporanei di Christa Wolf, mi vengono i mente Philip Roth e Coetzee, il primo per aver scritto gli ultimi tre romanzi centrati interamente sul corpo: malattia, senescenza morte: in "Patrimonio"ci sono tutti gli elementi nella figura del padre, "Everyman" il deteriorarsi del corpo e avvicinarsi della morte e nell'ultimo, ad appendice "Il fantasma esce di scena" quasi una metafora nella metafora, l'autore prende commiato dal suo personaggio-alter ego tentando l'impossibile di scrivere quell'esperienza di cui non potrà mai scrivere. Anche "Everyman" dalla copertina , voluta dall'autore interamente nera, l'evento cardine nella narrazione è l'11 settembre 2001, il protagonista decide di lasciare Manhattan, ma mentre per la Wolf il timore è quello dello scoppio di un'altra guerra mondiale, per Roth è l'ulteriore scoperta della vulnerabilità anche del suo Paese; il suo personaggio fugge,ma il suo "rifugio" è un pensionato per anziani.
"Così giovani eppure così spietati!, grida dentro di sé. Come ho fatto a cadere nelle loro mani? Meglio che i vecchi si occupino dei vecchi. I moribondi dei moribondi! E che follia essere così solo al mondo!" Così Coetzee scrive di Paul in " Slow man" il suo personaggio che già anziano perde una gamba in un incidente e improvvisamente si trova ad affrontare una "menomazione" in più. Pure Paul alla fine è solo, come tutti e tutte noi in un un mondo sempre più straniante.
khinna alle 23:40 in: roth philip, wolf christa, ceotzee j m, sontsng susan
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CHRISTA WOLF UN GIORNO ALL'ANNO