domenica, 07 settembre 2008

la crociera di Virginia Woolf

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Wirginia Woolf  La crociera
trad. Oriana Previtali
Rizzoli, 1974 p. 373

A torto considerato uno dei “romanzi minori” di Virginia Woolf, “La crociera” ha in sé tutta la forza poetica e visionaria delle opere successive della scrittrice.

Nel 1907 Virginia inizia la stesura di Melymbrosia (The voyage out), un anno dopo al cognato Clive Bell scrive di aver sognato “che facevo vedere a papà il manoscritto del mio romanzo; lui sbuffando lo lasciava cadere sul tavolo e io ero molto triste; stamattina l'ho riletto e l'ho trovato brutto” Lettere 1888-1912” Einaudi, 1980 ; lettera 406 p.415) scrive anche all'amica Violet Dickinson “Oh, se mi vedessi lottare con il mio romanzo -è un lavoro che non mi dà pace- probabilmente una chimera.” (lettera 457 p.479)

La “malattia” interromperà il romanzo almeno per due lunghi periodi.

Quest'opera prima, tanto travagliata, dà il senso che Virginia ha della letteratura quale duro e faticoso lavoro intellettuale che neppure dalla  "malattia” si lascia piegare; in più crea un romanzo in cui i personaggi attraverso la riflessione su se stessi e sugli altri agiscono e interagiscono avendo come comprimari elementi della natura che non sono più solo sfondo.

E' l'acqua del Tamigi nelle prime pagine che vede allontanare da Londra sul battello Euphrosine Mr. e Mrs. Ambrose dove incontreranno la nipote Rachel, poi verso il Mediterraneo dove si aggregheranno per un poco Mr e Mrs Dolloway, sì proprio quella Mrs. Dolloway. Infine per approdare dopo una lunga traversata ad una remota e lussureggiante isola tropicale in cui la signora Ambrose può usufruire non già di un convento adibito ad albergo, ma addirittura di una villa di proprietà del fratello.

Inevitabili saranno le frequentazioni tra la villa e gli ospiti dell'albergo particolarmente assidui alla villa saranno due giovani amici diversi l'uno dall'altro per fattezze ed esperienze, Mr. Hrist e Mr Hewet.

Il luogo avvicina zia e nipote, la prima percependo nella più giovane una totale ingenuità e candore nei confronti dell'esistenza, la seconda trovando in lei la madre perduta tanti anni prima.

Un viaggio nel viaggio, anzi saranno due, una ascesa ad un monte che porterà Rachel e Terrence Hewet a conoscersi e a conoscere la diversità tra loro e tra loro e gli altri, vedono una coppia appartata di cui Rachel ha solo intuizione che ciò che ha veduto potrebbe essere innamoramento o qualcosa che accade al di là della volontà. Il secondo viaggio verrà fatto nel cuore della foresta navigando su un fiume alla ricerca di una primitività che si crede posseggano gli “indigeni”, una purezza di fondo o l'incontro più vero con una natura non separata dai suoi elementi umani.
Il mare respira, il fiume accarezza il fogliame che vi si bagna e le sponde sabbiose, il sole è un disco rosso, gioca a nascondino fra rami, così come la luna, l'aria è densa, tremula, trasparente.
E' l'arte la vera realtà creativa.
“Hewet leggeva (...) e Rachel, a giudicare dall'espressione del viso, avrebbe potuto essere una conchiglia e le parole di lui acqua che le sfiorava gli orecchi come l'acqua sfiora una conchiglia sull'orlo di uno scoglio.”. p. 211

Ne “La crociera” c'è la ricerca della verità, la verità sugli uomini e sulle donne, la verità sul non detto, sulla felicità, sull'amore.

Nel 1919 erano già stati pubblicati i due volumi della Ricerca del tempo perduto e All'ombra delle fanciulle in fiore di Marcel Proust, Virginia scriveva a Roger Fry che è in Francia “Ti prego portamelo da leggere-

Ci sono innegabili punti di contatto fra i due autori, letture simili, il periodo storico, la necessità di un tutt'uno fra arte e vita, la ricerca dell'immunità dal dolore derivante dall'amore.

“C'era sempre qualcosa d'imperfetto nella loro felicità (...)”, questa frase non può non fare venire in mente i pensieri che agitano Charles nei confronti di ciò che prova per Albértine?

Ma quel che Marcel affronta, la sessualità compresa la sua omosessualità, Virginia lo lascia soltanto trasparire, Rachel come Virginia non sa, anche se sente inconciliabili uomini e donne ed proprio a causa della sessualità che l'Autrice sottrae la protagonista all'ardua prova del matrimonio. Le fanciulle che Proust vuole maliziose e inintelligibili agli occhi del suo protagonista sono per la Woolf donne che sentono il disagio del loro essere sessuato in un mondo maschile che le consegna al matrimonio e alla maternità deprivandole della conoscenza del desiderio, quindi della possibilità di manifestarlo. La protagonista viene preservata al suo destino, non potendo avere né la conoscenza, né il desiderio come neppure la coscienza di poter, surrogando, ambire ad una stanza per sé. La passione di Terrence in quanto uomo è destabilizzante e distruttiva per Rachel, dalla quale non può che sfuggire con la morte.

Nel 1912 Virginia Woolf termina The Voyage out e consegna il romanzo al fratellastro Gerald Duckwoth il 13 marzo del 1913 accettato verrà pubblicato solo due anni dopo, il 26 marzo 1915 a causa della malattia di Virginia. Sia l'amico Lytton Strachey, che la scrittrice Katherine Mansfield loderanno il libro, contrariamente allo scrittore e amico E. M. Forster.



p.s. lungi dall'essere profonda conoscitrice degli autori citati (per quanto amati) questi miei sono solo accostamenti sentimentali, spunti che mi stuzzicano in occasione delle mie letture e opinioni del tutto personali
khinna alle 14:05 in: woolf virginia
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sabato, 15 marzo 2008

Lo spunto per una breve riflessione esistenziale l'ho ri-trovato in una pagina di Al Faro, in cui viene descritta l'infanzia, il luogo privilegiato, guscio protettivo e morbidezza materna, perduta. La casa è diventata preda della natura, del tempo che scorre, il manufatto umano soccombe al vento, alla salsedine, al ciclo della vita. La casa deprivata di colei che sola riusciva ad arginare il tempo, imprimendo ordine e bellezza, infondendo amore è rimasta in balia della corruzione degli elementi naturali, non consapevolmente ostili, ma indifferenti come può esserlo un gabbiano che si lascia trasportare delle correnti; un'indifferenza innocente, quell'innocenza che la madre ci conserva nell'infanzia. Le parole della Woolf rendono la vacuità degli esseri umani e nello stesso tempo la loro persistenza e la coscienza di essere vivi solo in presenza dell'amore. casa  abbandonata "La casa fu abbandonata, non ci andò più nessuno. Rimase come un guscio di conchiglia lì sulle dune a riempirsi di grani di sale, ora che la vita l'aveva lasciata. Una lunga notte sembrò impossessarsene; le brezze leggere, mordenti, i soffi vischiosi, invadenti, sembrava avessero trionfato. La pentola s'era arrugginita e la stuoia distrutta. I rospi ci misero il naso. (...) Un cardo s'infilo fra le mattonelle della dispensa. Le rondini fecero il nido in salotto; il pavimento si coprì di paglia; l'intonaco cadeva a palate; le travi rimasero nude; i topi prendevano da qui o da lì roba da rodere e se la portavano dietro gli zoccoli di legno. Dalle crisalidi dischiuse uscivano farfalle che finivano spiaccicate contro i vetri delle finestre. (...) intanto, durante le notti d'inverno, il filo d'erba che batteva leggero al vetro della finestra diventò un rullio di tronchi robusti e rovi spinosi, che d'estate inondarono di verde la stanza."
khinna alle 14:10 in: woolf virginia
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giovedì, 25 ottobre 2007

LETTERE IN MORTE DI VIRGINIA WOOLF
a cura di SYBIL OLDFIELD
trad.  Marina Premoli
Baldini Castoldi Dalai, 2006 p. 323


William Fraser Garden (1856-1921),Nel 1941 l'Inghilterra stava guardando con orrore l'avanzata del nazismo, una parte del  mondo occidentale sembrava sull'orlo di un abisso; ogni inglese veniva richiamato al senso di responsabilità verso la patria e i pacifisti erano tacciati di disfattismo e additati come irresponsabili narcisisti.
Virginia Woolf fu attaccata duramente dalla stampa dell'epoca come un'intellettuale  dedita solamente ad un'arte solipsista e ad esercizi estetici che sarebbero presto svaniti  finiti nell'oblio. "E' difficile prevedere quale valore i posteri attribuiranno alla sua opera" (!)
Nell'aprile di quell'anno Virginia Woolf si tolse la vita annegandosi nell'Ouse, il corpo fu ritrovato molti giorni dopo, ma il biglietto lasciato al marito Leonard non lasciava spazio a dubbi: "... sento che non possiamo farcela a passare un altro di quei momenti terribili..." i momenti terribili erano riferiti alle sue ricorrenti crisi di "follia".
La stampa utilizzò quel biglietto per denigrarla ulteriormente forzando "quei" in "questi" momenti e ribadirono la "vigliaccheria", il sottrarsi ai compiti e ai doveri che ciascun cittadino aveva nei confronti dell'Inghilterra.
Virginia Woolf aveva scritto contro il fascismo in tempi ben precedenti, esortando ad estirparlo laddove strisciava latente, nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle case. La sua presa di posizione pacifista non era un esercizio estetico in special modo dopo la morte del nipote partito come volontario  nel 1937 nella guerra di Spagna.
Le lettere di cordoglio al marito e alla sorella, non solo da parte di amici, ma anche di sconosciuti lettori, mettono in luce il momento storico in cui furono scritte facendo capire una volta di più quanto la Woolf non solo fosse una voce fuori dal coro , ma anche quanto fosse amata e rispettata come donna e come  scrittrice di romanzi e saggi;  questi ultimi sono  l'esempio di una donna pienamente consapevole di ciò che le accadeva attorno e lungi dall'estraniarsi prendeva posizione denunciando i pericoli della deriva fascista che la stessa società inglese rischiava.

"Nella miriade di tragedie di qu
esta  guerra la morte di Virginia Woolf non è la meno significativa.  Nella sua persona, nel carattere del suo intelletto e nella qualità luminosa della sua immaginazione, si rivelava l'antitesi spirituale  di tutto ciò che è indicato dall'espressione "hitlerismo". " p.260



khinna alle 12:45 in: woolf virginia, oldfield sybil
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lunedì, 10 settembre 2007

ALTRI SAGGI SU VIRGINIA WOOLF

virginia                                    Virginia ritratta dalla sorella Vanessa


4 gennaio 1929

La vita, insomma, è molto solida o molto instabile?
Sono ossessionata da questa contraddizione. Dura da sempre, durerà sempre, affonda giù fino alle radici del mondo, quest'attimo in cui vivo. Ed è anche transitorio, fuggevole, diafano. Passerò come una nuvola sulle onde. Forse, può essere che pur cambiando, pur fuggendo uno dietro l'altro così rapidi, così rapidi, abbiamo -noi esseri umani - una qualche successione e continuità, e la luce ci attraversi. Ma cos'è la luce? (...)

DIARIO DI UNA SCRITTRICE
MONDADORI 1979 TRADUZ. GIULIANA DE CARLO
p. 471


NADIA FUSINI
POSSIEDO LA MIA ANIMA                                                                              
il segreto di Virginia Woolf
Mondadori, 2006 p. 347

Importante traduttrice della Woolf  Nadia Fusini racconta la scrittrice in una prospettiva non solo biografica,
ma la sua analisi va a cercare, come Liliana Rampello, la persona (la maschera?)  nelle opere.
Per entrambe le studiose ciò che è Virginia Woolf e ciò che ha scritto, sono imprescindibili dalla malattia mentale di cui soffriva  e dal suo suicidio; se per Rampello la Woolf è una suicida per amore del mondo per Fusini lo è per una sorta di disincanto, che è poi lo stesso, perché solo chi possiede un fortissimo amore per la vita può subirne le più devastanti delusioni.
Anche questo bel testo interroga ciò che "resta" della Woolf e dimostra  l'amore  di Fusini per la grande scrittrice.
 
Sulla Woolf si segnala un altro libro di
Nadia Fusini, Nomi   Dieci scritture femminili
Donizelli, 1996 p. 235
khinna alle 15:42 in: woolf virginia, rampello liliana, fusini nadia
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venerdì, 11 maggio 2007

John_Everett_Millais_OpheliaVIRGINIA WOOLF  NOTTE E GIORNO
trad. Maria Vittoria Malvano
Einaudi 1982 p.399

Scritto tra il 1917 e il 1918 "Notte e giorno" è il secondo romanzo di Virginia Woolf.
"mi interessa molto la tua vita, su cui penso di scrivere un altro romanzo", questo scrive alla sorella Vanessa Bell il 30 luglio del 1916*, a lei si ispira per il personaggio principale, Katharine Hilbery.
"Ho passato la mattina a scrivere di te, e ti ho fatto indossare un abito blu(...)"**
"e mentre (Katharine) si drappeggiava nell'abito blu, che riempiva quasi completamente di luce azzurra il grande specchio e lo trasformava nella cornice di un quadro (...)".
Katharine Hilbery è una bella ragazza dell'alta società londinese, nipote di un illustre poeta, di cui la madre, la signora Hilbery, venera la memoria custodendo manoscritti, penne e pantofole e dedicando diverse ore della giornata ad una biografia interminabile. Katharine non si sottrae dall'aiutare la madre in un compito tanto più arduo, quanto più la signora tende a disperdersi in romanticherie passate e presenti, ma tutte indissolubilmente legate alla poesia, perciò nemmeno lontanamente sospetta il segreto della figlia: lo studio della matematica, che diversamente dalle belle lettere  offre la certezza di qualcosa di risolvibile e  controllabile. Katharine per desiderio di fuga accetta la proposta di matrimonio di William Rodney, amico di famiglia e con velleità letterarie. Lei è concreta e pratica, così è considerata in famiglia, lui non sembra nuocere neppure al signor Hilbery, che non ne vede un rivale, probabilmente perché inconsciamente sente che la figlia non lo ama.
La "realtà"  di Katharine è fatta della stessa sostanza dei sogni, vi si immerge, e le incombenze da ragazza di buona famiglia la strappano fastidiosamente dalle fantasticherie. Non è romantica è soltanto scollegata da una vita che richiede alle donne di essere belle e sapere servire con grazia il thé.
Il romanzo è un'indagine sulle emozioni e sulle incomprensioni che queste producono su esseri pur diversi tra loro; Mary Datchet è figlia di un curato di campagna che ha deciso di rendersi autonoma andando a Londra a vivere da sola, lei riuscirà a gestire le emozioni incanalandole nella passione politica, devolvendosi per gli altri, immergendosi in una realtà   utopistica : accetterà il sogno scambiandolo per la realtà, anche se ciò non avverrà senza dolore.
Ralph Denham un buon amico di Mary è un avvocato povero di mezzi, con madre e fratelli a carico, anche lui oscilla tra sogni ed una realtà che non può eludere. Vorrebbe una casa lontana dal trambusto della numerosa famiglia, lasciare la professione e scrivere un libro. Katharine dalla quale è rimasto affascinato è per lui irraggiungibile, sia sul piano materiale, che su quello sentimentale.
Il romanzo è una danza continua tra questi personaggi, che si feriscono involontariamente, si fraintendono e non riescono a comprendersi a fondo, anche perché "la mistificazione è una buona base su cui fondare il rispetto".
Da una lettera del 1919, riferita al personaggio di Katharine Hilbery, Virginia Woolf scrive "è questo conflitto (tra passione e dovere sociale) che rende una metà di lei così gelida; (...) e poi c'è tutto il problema che mi interessava (...), delle cose che non si dicono; che effetto ha questa reticenza?".***
Infatti molti fraintendimenti nascono dai non detti e proprio per quanto riguarda Katharine da un'analisi continua tra quella che è la realtà e l'illusione, finendo per dare alla seconda il compito di spiegare la prima. Per questo rompe segretamente il fidanzamento con William e rifiuta l'amore di Ralph.
Alla fine del romanzo la presa di coscienza dell'inevitabilità dei rapporti umani, contrapposti ad una solitudine evocata  come unica  possibilità per tenere distinti e intercambiabili i piani del sogno e quelli della realtà e anche come garanzia di evitamento della sofferenza, permette di accettare il rischio che vivere comporta, sia esso la dimensione del sogno, che la sofferenza della realtà.
Sfondo del romanzo  le strade di Londra, che i personaggi percorrono con gioia, affanno, stupore che sembrano essere la stessa matassa che piano piano si dipana del romanzo.







VIRGINIA WOOLF LE COSE CHE ACCADONO lettere 1912-1922
Trad. Silvia Gianetti Einaudi 1980 p. 777
*lettera 77
**lettera 923
***lettera 1095

purtroppo dopo aver postato ho controllato su ibs "Notte e giorno" non è più stato ristampato e non c'è neanche nei Meridiani Mondadori
chiamerò il blog  "libri di donne estinti" 
khinna alle 18:47 in: woolf virginia
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domenica, 28 gennaio 2007

A volte penso che il paradiso debba essere un continuo infinito leggere
Virginia Woolf
khinna alle 10:29 in: woolf virginia
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giovedì, 25 gennaio 2007

woolf_vBUON COMPLEANNO VIRGINIA   25 gennaio 1882

Virginia Woolf dà alle stampe “Le tre ghinee” nel 1938, l’idea di questo saggio “sull’educazione, le donne e la guerra” le viene il 20 gennaio del 1931.
Del suo libro scrive sul diario -le tre ghinee rompono le uova nel paniere. Mi attaccano i giovani e i vecchi. I miei più intimi amici mi ostracizzano. (…)-
Perché questi, intellettuali, progressisti storcono il naso alla lettura del libro?
Il clima politico è terribile, la seconda guerra mondiale è alle porte, il suo preludio, quella civile in Spagna è in pieno svolgimento. E’ abbastanza, è troppo, non si può tergiversare né ci si può tirare indietro, possibile, sembrano pensare gli amici, lo stesso marito di Virginia che lei, finissima intellettuale, ponga innanzi a tutto la questione femminile? Che anzi indichi proprio nella posizione subalterna delle donne l’origine del fascismo e il perpetuarsi delle guerre? Che cosa c’entra con Hitler con Mussolini e con Franco la condizione delle donne?
“Le tre ghinee” sono una risposta articolata e lucidissima alle domande poste; un saggio che a distanza di ottant’anni non è solo attuale, ma riesce ancora a stimolare e a fare riflettere.


Virginia Woolf   
Le tre ghinee Feltrinelli 2000   Trad. Adriana Bottini p. 256

Virginia Woolf    Saggi, prose, racconti Meridiani Mondatori 1998 

khinna alle 08:25 in: woolf virginia
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