la crociera di Virginia Woolf
Wirginia Woolf La crociera
trad. Oriana Previtali
Rizzoli, 1974 p. 373
A torto considerato uno dei “romanzi minori” di Virginia Woolf, “La crociera” ha in sé tutta la forza poetica e visionaria delle opere successive della scrittrice.
Nel 1907 Virginia inizia la stesura di Melymbrosia (The voyage out), un anno dopo al cognato Clive Bell scrive di aver sognato “che facevo vedere a papà il manoscritto del mio romanzo; lui sbuffando lo lasciava cadere sul tavolo e io ero molto triste; stamattina l'ho riletto e l'ho trovato brutto” Lettere 1888-1912” Einaudi, 1980 ; lettera 406 p.415) scrive anche all'amica Violet Dickinson “Oh, se mi vedessi lottare con il mio romanzo -è un lavoro che non mi dà pace- probabilmente una chimera.” (lettera 457 p.479)
La “malattia” interromperà il romanzo almeno per due lunghi periodi.
Quest'opera prima, tanto travagliata, dà il senso che Virginia ha della letteratura quale duro e faticoso lavoro intellettuale che neppure dalla "malattia” si lascia piegare; in più crea un romanzo in cui i personaggi attraverso la riflessione su se stessi e sugli altri agiscono e interagiscono avendo come comprimari elementi della natura che non sono più solo sfondo.
E' l'acqua del Tamigi nelle prime pagine che vede allontanare da Londra sul battello Euphrosine Mr. e Mrs. Ambrose dove incontreranno la nipote Rachel, poi verso il Mediterraneo dove si aggregheranno per un poco Mr e Mrs Dolloway, sì proprio quella Mrs. Dolloway. Infine per approdare dopo una lunga traversata ad una remota e lussureggiante isola tropicale in cui la signora Ambrose può usufruire non già di un convento adibito ad albergo, ma addirittura di una villa di proprietà del fratello.
Inevitabili saranno le frequentazioni tra la villa e gli ospiti dell'albergo particolarmente assidui alla villa saranno due giovani amici diversi l'uno dall'altro per fattezze ed esperienze, Mr. Hrist e Mr Hewet.
Il luogo avvicina zia e nipote, la prima percependo nella più giovane una totale ingenuità e candore nei confronti dell'esistenza, la seconda trovando in lei la madre perduta tanti anni prima.
Un viaggio nel viaggio, anzi saranno due, una ascesa ad un monte che porterà Rachel e Terrence Hewet a conoscersi e a conoscere la diversità tra loro e tra loro e gli altri, vedono una coppia appartata di cui Rachel ha solo intuizione che ciò che ha veduto potrebbe essere innamoramento o qualcosa che accade al di là della volontà. Il secondo viaggio verrà fatto nel cuore della foresta navigando su un fiume alla ricerca di una primitività che si crede posseggano gli “indigeni”, una purezza di fondo o l'incontro più vero con una natura non separata dai suoi elementi umani.
Il mare respira, il fiume accarezza il fogliame che vi si bagna e le sponde sabbiose, il sole è un disco rosso, gioca a nascondino fra rami, così come la luna, l'aria è densa, tremula, trasparente.
E' l'arte la vera realtà creativa.
“Hewet leggeva (...) e Rachel, a giudicare dall'espressione del viso, avrebbe potuto essere una conchiglia e le parole di lui acqua che le sfiorava gli orecchi come l'acqua sfiora una conchiglia sull'orlo di uno scoglio.”. p. 211
Ne “La crociera” c'è la ricerca della verità, la verità sugli uomini e sulle donne, la verità sul non detto, sulla felicità, sull'amore.
Nel 1919 erano già stati pubblicati i due volumi della Ricerca del tempo perduto e All'ombra delle fanciulle in fiore di Marcel Proust, Virginia scriveva a Roger Fry che è in Francia “Ti prego portamelo da leggere”-
Ci sono innegabili punti di contatto fra i due autori, letture simili, il periodo storico, la necessità di un tutt'uno fra arte e vita, la ricerca dell'immunità dal dolore derivante dall'amore.
“C'era sempre qualcosa d'imperfetto nella loro felicità (...)”, questa frase non può non fare venire in mente i pensieri che agitano Charles nei confronti di ciò che prova per Albértine?
Ma quel che Marcel affronta, la sessualità compresa la sua omosessualità, Virginia lo lascia soltanto trasparire, Rachel come Virginia non sa, anche se sente inconciliabili uomini e donne ed proprio a causa della sessualità che l'Autrice sottrae la protagonista all'ardua prova del matrimonio. Le fanciulle che Proust vuole maliziose e inintelligibili agli occhi del suo protagonista sono per la Woolf donne che sentono il disagio del loro essere sessuato in un mondo maschile che le consegna al matrimonio e alla maternità deprivandole della conoscenza del desiderio, quindi della possibilità di manifestarlo. La protagonista viene preservata al suo destino, non potendo avere né la conoscenza, né il desiderio come neppure la coscienza di poter, surrogando, ambire ad una stanza per sé. La passione di Terrence in quanto uomo è destabilizzante e distruttiva per Rachel, dalla quale non può che sfuggire con la morte.
Nel 1912 Virginia Woolf termina The Voyage out e consegna il romanzo al fratellastro Gerald Duckwoth il 13 marzo del 1913 accettato verrà pubblicato solo due anni dopo, il 26 marzo 1915 a causa della malattia di Virginia. Sia l'amico Lytton Strachey, che la scrittrice Katherine Mansfield loderanno il libro, contrariamente allo scrittore e amico E. M. Forster.
p.s. lungi dall'essere profonda conoscitrice degli autori citati (per quanto amati) questi miei sono solo accostamenti sentimentali, spunti che mi stuzzicano in occasione delle mie letture e opinioni del tutto personali








"La casa fu abbandonata, non ci andò più nessuno. Rimase come un guscio di conchiglia lì sulle dune a riempirsi di grani di sale, ora che la vita l'aveva lasciata. Una lunga notte sembrò impossessarsene; le brezze leggere, mordenti, i soffi vischiosi, invadenti, sembrava avessero trionfato. La pentola s'era arrugginita e la stuoia distrutta. I rospi ci misero il naso. (...)
Un cardo s'infilo fra le mattonelle della dispensa. Le rondini fecero il nido in salotto; il pavimento si coprì di paglia; l'intonaco cadeva a palate; le travi rimasero nude; i topi prendevano da qui o da lì roba da rodere e se la portavano dietro gli zoccoli di legno. Dalle crisalidi dischiuse uscivano farfalle che finivano spiaccicate contro i vetri delle finestre. (...)
intanto, durante le notti d'inverno, il filo d'erba che batteva leggero al vetro della finestra diventò un rullio di tronchi robusti e rovi spinosi, che d'estate inondarono di verde la stanza."
Nel 1941 l'Inghilterra stava guardando con orrore l'avanzata del nazismo, una parte del mondo occidentale sembrava sull'orlo di un abisso; ogni inglese veniva richiamato al senso di responsabilità verso la patria e i pacifisti erano tacciati di disfattismo e additati come irresponsabili narcisisti.
Virginia ritratta dalla sorella Vanessa
VIRGINIA WOOLF NOTTE E GIORNO
BUON COMPLEANNO VIRGINIA 25 gennaio 1882